Anatomia della Guarigione: oltre la cura

Durante gli anni della facoltà di medicina mi spiegavano perché le persone si ammalano, ma io ero molto attratta dal capire come fanno a guarire, e anche perché alcuni non si ammalano. Il mio libro “Anatomia della Guarigione” rimanda molto al tema della “Guarigione” che è molto diversa dalla “Cura”. Una persona che dice “mi sto curando”, non necessariamente ha dentro di sé la convinzione di poter guarire. Quella credenza ha un potere fortissimo, non solo a livello emotivo ma anche a livello fisico. L’etimologia del termine curare ha a che fare con il “prendersi cura di…”, ma non necessariamente ho in testa l’idea che cambierà qualcosa. Guarire invece ha a che fare con la “consapevolezza ed il difendere qualcosa”, ma nella sua radice più antica indoeuropea guarire significava “vedere perché è arrivata la luce”. Quindi quando io guarisco sto proteggendo qualcosa, sono consapevole e la luce improvvisamente arriva e vedo qualcosa che non vedevo prima. Le persone che sono guarite hanno raccolto la malattia qualsiasi essa fosse, psicologica o fisica, come un messaggero che portava un messaggio di trasformazione che gli diceva “guarda che tu devi vedere qualcosa che non vedevi prima”. In realtà la malattia è intelligente, è un programma biologico sensato che giunge come estremo tentativo di ristabilire un equilibrio primario che è stato perso.

Se c’è un’acuzie non c’è niente di meglio di un intervento chirurgico. Anche un farmaco in un’acuzie può essere un salvavita, il problema è tutto il resto: malattie croniche, degenerative, problematiche che si trascinano. Pasteur diceva che “ci dev’essere un agente patogeno che porta al contrarre la tubercolosi”, e Bernard diceva “sì, ma mica tutti la prendono. Qualcuno deve essere predisposto”. Diceva “il terreno è tutto”, è quello che ti da la predisposizione ad essere effettivamente vulnerabile a quel patogeno. Le cosiddette “medicine alternative” sono medicine del terreno, si occupano di modificare la base, quanto puoi essere vulnerabile o meno. Le medicine convenzionali vogliono cercare una causa esterna che da attacca da fuori a dentro, e vedono la malattia come un sovvertimento di un equilibrio e può essere solo negativa. Le medicine del terreno vedono invece la malattia come un programma che si attiva in un momento particolare in risposta ad uno stimolo particolare diverso dalla norma, ma come un programma sensato. In realtà… entrambe le medicine servono. Perché tu sviluppi una malattia ci dev’essere un terreno predisposto, e per terreno si intende le tue emozioni, la tua storia, la tua genetica, il tuo transgenerazionale, la tua alimentazione, il tuo contesto di vita, eccetera… e ci dev’essere anche eventualmente un patogeno. La medicina integrata mette assieme questi due aspetti e di volta in volta si centra sulla persona, e va a vedere per quella persona lì in quel momento lì qual’è la porta. Per una persona può essere emotiva, per un’altra l’alimentazione, e così via.

Noi sappiamo oggi, e ce lo spiegano le scienze mediche stesse, che la malattia è l’esito di un processo e parte da lontano. Il medico integrato è un nuovo medico per nuovi pazienti, cioè per pazienti che hanno voglia di occuparsi di sé. Al medico spetterebbe il compito rivederti con altri occhi, quelli che tu in quel momento non stai avendo. E le persone che guariscono sono quelle che si sono riconnesse alla passione, cioè a qualcosa che gli faceva sentire un fuoco dentro, che si rinnova e arde intensamente. Ma soprattutto le persone che guariscono si appassionano della propria malattia, e cominciano ad avere la curiosità e a voler capire perché e da dove è venuta. Quando una persona è in contatto con il suo Sè ed immagina di essere difronte alla malattia che lo affligge e le dice “fai quello per cui sei venuta a fare e fallo subito”… beh, non avete idea di cosa emerge e di come cambia le persone. E questo perché solo ora si stanno occupando loro stessi di come stanno.

Testo tratto da una conferenza tenuta dalla dott.ssa Erica Francesca Poli al convegno “Ambiente e Salute” (Arco TN, 23-25 ottobre 2015)

Guarda qui il video della dott.ssa Poli da cui è tratto l’articolo: Anatomia della guarigione: oltre la cura – Erica F. Poli

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